lunedì 9 maggio 2011

Bridge

 Il Controllore mi sveglia:  “signorina, il biglietto”. Ed io, svegliata di soprassalto, mi ricordo dove sono e che ci faccio li’. Pago l’esiguo prezzo del biglietto per la tratta che mi porta in città.
Chiedo una penna alla mia vicina, probabilmente una studentessa, con lo zaino fra i piedi ed il riso infiorato di brufoli. Con gli occhi ed un’espressione del viso le prometto che gliela restituiro’. Le chiedo dove siamo e mi accorgo di aver dormito pochissimo, mentre a me sembravano cent’anni.
L’ubriachezza del sonno mi rende difficile guardare le persone intorno a me senza farmi scoprire. E’ l’occhiata sfuggente che mi consente di carpire i dettagli, i sogni, i pensieri. Invece ora è tutto rallentato e ovattato. Forse è il sonno. E’ la dimensione onirica di questo viaggio, di questa vita, che si sa dove inizia e dove, forse, finisce o finirà, ma che gira e rigira come in un labirinto di cui non si trova l’uscita.
E’ sempre lo stesso teatro, le maschere sono diverse ed io son sempre la stessa e gli altri cambiano, ma l’opera da mettere in scena è sempre la stessa. Ripetuta, ripetuta, ripetuta. Sempre più velocemente dai tizi più strani, saltimbanchi, che, salgono sul palcoscenico, dicono le loro battute e, dietro le quinte, ridono di me. Tutto è parossistico. Sono regista e attrice.
E il treno va, non riesco più a dormire. Va veloce, non si ferma più alle stazioni e il viaggio diventa infinito, come quel labirinto da cui non riesco più ad uscire.
Anche i passeggeri messi li’ apposta. Il signore che, davanti a me legge il giornale, un tipo con gli occhiali e con lo stuzzicadenti in bocca. E’ evidente: sta li’ per darmi fastidio, odio gli stuzzicadenti in bocca. E i quattro buzzurri che giocano a carte, alzano la voce, litigano sui punti. Odio giocare a carte. Qualsiasi tipo di gioco, lo odio. E sembrano farlo apposta.
Son li’ apposta per me. Sola, tra gli altri che, angosciosamente mi estraniano. E mi conferiscono la misura della mia sfiducia in me, negli altri, in tutto.
Anche il controllore, forse, mi ha svegliato di proposito, perché io dormivo, non c’ero, sognavo.
Stanno tutti fingendo dicendomi la verità.
La loro verità, cio’ che io sono per loro, una delle tante me stessa che appare in quel trenino che acquista velocità e che mi dice quel che io li’ sono.
Non riesco neanche a vedere il mare, cio’ che mi potrebbe salvare. L’orizzonte, un punto di riferimento. Non c’é. Sono sola, in mezzoai diversi, in mezzo agli attori, ma io non ho la maschera stavolta. Io sono Io. E guardo stupita questi fantasmi, questi non uomini, che esistono e non esistono, mi viene in mente che forse sono dei morti messi li’ per il mio disgusto. Nessuno mi guarda, nessuno mi parla. Allora è vero! Questa finta indifferenza li ha traditi, non ci sono veramente. Io li vedo, ma non esistono, sono attori.
Sono i personaggi di una crudele pantomima.
E tutto questo perché oggi non c’è il sole e perché non riesco a vedere il mare . Anzi a tratti lo scorgo se giro tutta la testa ed il collo. I raggi che filtrano non riescono ad illuminarlo ed a farlo brillare. La superficie  è increspata non da freschi venti lontani, ma da aria di stagno.
No, non lo guardo. E il trenino corre, corre, corre . Scivola, malfermo sui binari vecchi e arrugginiti e pattina come fosse sul ghiaccio.
Finché arriva in prossimità del ponte di ferro sopra il mare e sugli scogli su cui si infrange l’onda viva.
Il ponte, malmesso, non regge, pian piano si sbriciola al passaggio del trenino. E noi, loro già morti, ed io viva, cadiamo giù, nello sconnesso e sbilenco smontarsi del treno. Il treno cade nell’acqua e si riempie fino al soffitto. Cade il treno e cade il ponte. Tutti nell’acqua del mare più brutto dell’ultimo anno. Ed io, presuntuosa, che voglio morire prima dei morti.
Nell’acqua ghiacciata quello davanti a me legge ancora il giornale. La giovane, mi richiede indietro la penna e i buzzurri giocano a carte.
Ormai l’acqua ha superato la gola ed io con un unico gesto chiudo gli occhi e vado giù. Soffrire per la mancanza d’aria dura poco. Poi li guardo con la vista annebbiata. Ce l’ho fatta. Son morta prima dei morti.
http://youtu.be/Jy45x9RCjiw

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